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Mappa degli incidenti a RomaRome car accidents mapped with open data

Il Comune di Roma sta pubblicando sul web un insieme di dati rigurdanti il territorio. E' un'iniziativa per gli OPEN DATA (dati aperti), che permette ai cittadini di utilizzare i dati dell'amministrazione pubblica a scopi di informazione, ricerca, commercio.

Mi hanno incuriosito i dati sugli incidenti stradali, che ho trovato ben organizzati. Ho quindi immaginato una mappa interattiva per poterli visualizzare. Questo è il risultato:


(vedi a schermo intero)

La mappa presenta diversi limiti:
- riguarda solo il primo semestre del 2013.
- a ogni caricamento della mappa vengono visualizzati la metà dei punti, perchè in tutto sono più di 5000 e il browser "nun glie la fà".
- i puntini non sono nel punto esatto dell'incidente, ma nel punto che rappresenta una certa via secondo MapQuest. In più alcuni puntini segnalano vie in cui sono avvenuti decine di incidenti, altri ne segnalano pochi. Ad esempio lungo la via Tiburtina ci sono stati centinaia di incidenti, ma sono tutti riassunti da un puntino all'altezza della Stazione Tiburtina. Stesso discorso vale per tutte le direttive principali del traffico romano. Laddove i dati indicavano un'incrocio di una via minore con una via principale, ho messo un puntino sulla via minore.
- si possono colorare o ingrandire in modo diverso i puntini a seconda del numero di persone coinvolte, ferite o addirittura morte. Si poteva assegnare ad ogni puntino un pop-up con i dettagli degli incidenti (incluso il modello delle automobili coinvolte). Non me la sono sentita di pubblicare informazioni del genere su un blog. I dati originali sono qui e sono accessibili a tutti.

Per concludere: considero l'esperimento riuscito, una specie di SI PUO' FARE, ma per essere considerato un lavoro di qualità ci vuole molto più tempo (quindi soldi) e non posso sobbarcarmi di un carico del genere da volontario. Resto a disposizione di enti di ricerca (pubblici o privati) che siano interessati ad approfondire. Sono molto interessato a lavorare sugli OPEN DATA, prego il lettore interessato di contattarmi qui.

Qualche suggerimento per gli addetti ai lavori degli OPEN DATA:

- i dati dovrebbero essere il più possibile standardizzati. Ad esempio in molte tabelle compare la voce "indirizzo" ma è spesso scritto in modo differente a seconda del dataset. Dato che i record sono tantissimi, non è possibile aggiustarli a mano. Di standard per gli OPEN DATA ce ne sono e vengono da fonti più che autorevoli, quindi si possono utilizzare.

- i dati andrebbero raccolti in un unico database e forniti tramite una API. Al momento i dataset sono categorizzati e ordinati, ma isolati l'uno dall'altro in singoli file. Ad esempio gli incidenti stradali sono divisi in trimestri, metterli insieme vuol dire scaricare diversi file e unirli a mano. Se i dati stessero tutti in uno stesso database, i dataset verrebbero generati dinamicamente in base al periodo richiesto. Anche qui suggerisco soluzioni autorevoli.

- gli indirizzi dovrebbero essere il più possibile affiancati da coordinate (latitudine e longitudine). Senza le coordinate è difficile mappare i dati sul territorio in modo utile. I servizi di geocoding gratuiti sono imprecisi (riconoscono la via ma non il numero civico), mentre i servizi commerciali (es. google maps API) sono precisi ma costano. Tre soluzioni possibili sono: a) chiedere a chi raccoglie i dati di accendere il GPS del cellulare e scrivere, vicino agli indirizzi, anche le coordinate. b) stipulare una convenzione con i servizi di geocoding. 3) Aspettare che i servizi di geocoding gratuiti diventino più precisi.

Seguendo questi suggerimenti, un giorno sarà possibile chiedere al servizio (magari dal cellulare) informazioni come "quanti incidenti ci sono stati nelle ultime due settimane sotto casa mia?", oppure "quali libri di fantascienza posso trovare oggi nella biblioteca comunale più vicina?", oppure "che monumenti e ville posso visitare oggi pomeriggio nel mio quartiere?", eccetera. Tutto sta a mettere vicino alla parola OPEN anche la parola LINKED. Lo so che forse chiedo troppo per la situazione attuale politica e finanziaria, ma la mia parte l'ho fatta e spero che i suggerimenti siano presi nel modo più costruttivo (sia dal Municipio che dai privati interessati a valorizzare i dati).

Voglio sottolineare che questa degli OPEN DATA è un'iniziativa importantissima che può generare molta ricchezza, sia culturale che economica.

Oltre ad interessarmi di OPEN DATA mi occupo di intelligenza artificiale e data mining. Per conoscerci ed eventualmente collaborare scrivimi. :)

Il Comune di Roma sta pubblicando sul web un insieme di dati rigurdanti il territorio. E' un'iniziativa per gli OPEN DATA (dati aperti), che permette ai cittadini di utilizzare i dati dell'amministrazione pubblica a scopi di informazione, ricerca, commercio.

Mi hanno incuriosito i dati sugli incidenti stradali, che ho trovato molto ben organizzati. Ho quindi immaginato una mappa interattiva per poterli visualizzare. Questo è il risultato:

MAPPPAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Mi piacerebbe dire che la mappa è completa, ma presenta diversi limiti:
- riguarda solo il periodo XXXXXX a XXXXXX
- a ogni caricamento della mappa vengono visualizzati UN TERZO dei punti, perchè in tutto sono più di 5000 e il browser "nun glie la fà".
- i puntini non sono nel punto esatto dell'incidente, ma nel punto che rappresenta una certa via secondo MapQuest. In più alcuni puntini segnalano vie in cui sono avvenuti decine di incidenti, altri ne segnalano pochi. Ad esempio lungo la via Tiburtina ci sono stati centinaia di incidenti, ma sono tutti riassunti da un puntino all'altezza della Stazione Tiburtina. Stesso discorso vale per tutte le direttive principali del traffico romano. Laddove i dati indicavano un'incrocio di una via minore con una via principale, ho messo un puntino sulla via minore.
- potevo colorare o ingrandire in modo diverso i puntini a seconda del numero di persone coinvolte, ferite o addirittura morte. Potevo assegnare ad ogni puntino un pop-up con i dettagli degli incidenti (incluso il modello delle automobili coinvolte). Non me la sono sentita di pubblicare informazioni del genere su un blog. I dati originali sono qui e sono accessibili a tutti.

Per concludere: considero l'esperimento riuscito, una specie di SI PUO' FARE, ma per essere considerato un lavoro di qualità ci vuole molto più tempo (quindi soldi) e non posso sobbarcarmi di un carico del genere da volontario. Resto a disposizione di enti di ricerca (pubblici o privati) che siano interessati ad approfondire. Sono anche interessato a lavorare sugli OPEN DATA per i privati. Prego il lettore interessato di contattarmi qui.

Qualche suggerimento per gli addetti ai lavori degli OPEN DATA:

- i dati dovrebbero essere il più possibile standardizzati. Ad esempio in molte tabelle compare la voce "indirizzo" ma è spesso scritto in modo differente a seconda del dataset. Dato che i record sono tantissimi, non è possibile aggiustarli a mano. Di standard per gli OPEN DATA ce ne sono e vengono da fonti più che autorevoli, quindi si possono utilizzare.

- i dati andrebbero raccolti in un unico database e forniti tramite una API. Al momento i dataset sono categorizzati e ordinati, ma isolati l'uno dall'altro in singoli file. Ad esempio gli incidenti stradali sono divisi in trimestri, metterli insieme vuol dire scaricare diversi file e unirli a mano. Se i dati stessero tutti in uno stesso database, i dataset verrebbero generati dinamicamente in base alle richieste. Anche qui suggerisco fonti autorevoli.

- gli indirizzi dovrebbero essere il più possibile affiancati da coordinate (latitudine e longitudine). Senza le coordinate è difficile mappare i dati sul territorio in modo utile. I servizi di geocoding gratuiti sono imprecisi (riconoscono la via ma non il numero civico) mentre i servizi commerciali (es. google maps API) sono precisi ma costano. Tre soluzioni possibili sono: a) chiedere a chi raccoglie i dati di accendere il GPS del cellulare e scrivere, vicino agli indirizzi, anche le coordinate. b) stipulare una convenzione con i servizi di geocoding. 3) Aspettare che i servizi di geocoding gratuiti diventino più precisi.

Seguendo questi suggerimenti, un giorno sarà possibile chiedere al servizio (magari dal cellulare) informazioni come "quanti incidenti ci sono stati nelle ultime due settimane sotto casa mia?", oppure "quali libri di fantascienza posso trovare oggi nella biblioteca comunale più vicina?", oppure "che monumenti e ville posso visitare oggi pomeriggio nel mio quartiere?", eccetera. Tutto sta a mettere vicino alla parola OPEN anche la parola LINKED. Lo so che forse chiedo troppo per la situazione attuale politica e finanziaria, ma la mia parte l'ho fatta e spero che i suggerimenti siano presi nel modo più costruttivo (se non al Municipio, perlomeno dai privati).

Voglio sottolineare che questa degli OPEN DATA è un'iniziativa importantissima che può generare molta ricchezza, sia culturale che economica.

Oltre ad interessarmi di OPEN DATA mi occupo di intelligenza artificiale e data mining. Per conoscerci ed eventualmente collaborare sono disponibile qui.

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Gli Open Data di RomaOpen Data in Rome

Vivere a Roma è un'arte.
Il romano medio si destreggia tra autobus sovraffollati in perenne ritardo, automobili impazzite che schizzano da una corsia all'altra, ingorghi improvvisi causati da nubifragi.
Questo per quanto riguarda i trasporti. Possiamo poi nominare il rumore perenne, il lavoro precario, la burocrazia asfissiante, gli affitti alle stelle. Ne sopportano tante i romani, e con loro i pendolari che studiano e lavorano a Roma, i fuorisede e gli immigrati. Quasi 3 milioni di persone che sgomitano per avere un posticino all'ombra del Colosseo.

colosseo e pioggia

E' luogo comune lamentarsi della politica e delle amministrazioni. Perdersi nei capillari della burocrazia è un'esperienza che logora anche i più temerari, perchè prima ancora di perdersi tra documenti e controfirme ci si perde nel pessimismo.
Eppure di tanto in tanto c'è quell'iniziativa che riaccende le speranze. Abbiamo visto il bike/car sharing, gli incentivi per le energie rinnovabili, la riqualificazione delle biblioteche e dei centri culturali. A mio avvisso una delle più promettenti è l'iniziativa OPEN DATA.

open data roma

Il Comune mette a disposizione di tutti, con licenze permissive, dati rigurdanti il territorio:

Iniziative come questa sono presenti a livello provinciale, nazionale ed europeo (proprio da una direttiva europea è nato tutto). Un mare di informazioni a portata di clic per fare ricerca, generare conoscenza, creare servizi.
Allora... che ci vogliamo fare con questi dati?
Se hai idee ma non hai i mezzi, contattami.

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La scuola ribaltata

La tecnologia sta cambiando la nostra vita quotidiana, spesso in modo inaspettato. Abbiamo in mano dei computer grandi come una merendina, che prendono comandi vocali e ci dicono dove dobbiamo andare se ci siamo persi. La fantascienza è già arrivata.

Leggendo un articolo dell'Internazionale ("La nuova scuola", non riesco a trovare la versione digitale) ho avuto la visione di come la tecnologia stia impattando il mondo dell'educazione e vorrei condividere i miei pensieri. Come intro suggerisco questa animazione:


(versione in inglese qui)

Nella scuola tradizionale un insegnante ripete la lezione davanti ad un gruppo di studenti, facendo lo sforzo immane di tenerli attenti e motivati. La lezione è uguale per tutti, quindi l'insegnante si trova a rattoppare le pezze sia per gli alunni più svegli (che si annoiano), sia per quelli più lenti (che fanno fatica a capire). Finita la lezione gli scolari se ne tornano a casa dove, alla luce di quanto discusso durante la lezione e con l'aituo del libro di testo, affrontano i compiti in autonomia.

scuola

Nella scuola del futuro la situazione si ribalta: i bambini seguono (ognuno per conto suo) il materiale didattico, magari con l'aiuto di un sito internet. Il sito propone allo studente materiale sempre più avanzato a seconda di come se la cava, come succede per i livelli di un videogioco. L'insegnante monitora i progressi degli scolari, e interviene in classe su ognuno (personalmente) per aiutarlo nelle carenze, guidarlo alla scoperta di stimoli nuovi, motivarlo ed ascoltarlo.

Questo è un avvicinamento all'utilizzo del metodo Montessori, che prevede un insegnamento tagliato sull'individuo e le sue attitudini. La Montessori non avrebbe mai ipotizzato che parte del lavoro sarebbe stato svolto da macchine, ma il solo immaginare che l'istruzione "ricca" sia possibile per tutti, mi pare un miracolo. Il miracolo è possibile grazie al basso costo del cloud computing e alla potenza dell'intelligenza artificiale.

Nei paesi anglosassoni ci sono scuole che sperimentano questa modalità educativa. Ci sono siti web che presentano giochi ai bambini, che hanno il pretesto di insegnare le lettere dell'alfabeto, la sintassi e la semantica delle frasi. Ci sono compagnie milionarie specializzate sull'edutainment (videogiochi di educazione adattivi), materiali strutturati per liceali e universitari online. In Italia ci sono centri all'avanguardia sul tema.

Ci sono degli aspetti oscuri nella faccenda. Il primo è che se i computer sostituiscono il ruolo degli insegnanti, ci sarà meno lavoro. Il mercato di questi software per l'educazione è soggetto alle regole del capitalismo, che non sempre sono pro-sociali. E se anche si trovasse un modo per armonizzare insegnamento umano e artificiale, la burocrazia e la politica locale faranno di tutto per bloccare l'innovazione. La "innovazione" agli occhi dei giovani è un'occasione di emergere, ma per i senior è un rischio di perdere occupazione e ricchezza.

hal

E' importante sottolineare che mai una macchina potrà sostituire un insegnante. Il contatto umano, in particolare quello ci accudimento, è l'unico collante sociale su cui si possa costruire un'educazione degna di questo nome. L'intelligenza artificiale serve a tre scopi:
1) automatizzare le parti statiche dell'insegnamento (quali sono le lettere dell'alfabeto?).
2) presentare il materiale a seconda dei progressi di chi apprende (a qualche bambino serve di giocarci un giorno intero, altri capiscono in dieci minuti).
3) segnalare all'insegnante i progressi e le criticità su cui intervenire (Gino ha problemi a distinguere la E dalla €. Mario ha già completato i giochi e va sfidato su nuovi temi. In entrambi i casi l'insegnante può seguirli in modo individuale e approfondire il rapporto umano).

Spero che ai bambini venga data la possibilità di imparare quello che vogliono ai ritmi che gli sono propri. Spero che gli insegnanti possano dedicarsi alla parte più pura dell'educazione, ossia l'interazione faccia a faccia. Spero che l'innovazione porti nuovo lavoro invece di distruggerlo, e che il beneficio di una migliore educazione sia per tutti.

Il discorso non vale solo per l'educazione dei piccoli, ma anche per quella adulta. Nel mondo del lavoro precario (o meglio dire, flessibile) è necessario reinventarsi di continuo e acquisire nuove capacità da integrare con le vecchie. Scordiamoci la laurea che porta al contratto a tempo indeterminato, perchè è quella la fantascienza. La realtà è fatta di apprendimento incessante, attività differenziate e contratti di lavoro atipici. Le macchine sono onnipresenti e minacciano di sostituirci, ma utilizzate nel modo corretto potrebbero aiutarci a fare quello che ci va veramente di fare.
Buona fortuna.

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Aggiornamenti sul libro

Cari patati,

il libro procede e le idee cominciano a intrecciarsi in qualcosa di sensato. Ci sono tre personaggi principali, due maschili e uno femminile. C'è anche la possibilità di inserire un animaletto.

Il mondo che descrivo è altamente tecnologico, talmente tanto che il contatto umano è ridotto al minimo. Il contatto fisico in particolare è trattato come merce di scambio per tenere in piedi l'economia (poichè tutti i lavori sono svolti da macchine).

Sto immaginando il contesto geopolitico ed è difficile tenere tutto insieme in modo coerente. In realtà vorrei creare forti contraddizioni nei rapporti tra stati e fascie di popolazione, così come succede nel mondo odierno. La letteratura fantascientifica tende a semplificare questi aspetti, per questo punto a essere innovativo.

Il grande divertimento sta nel cercare pretesti narrativi per parlare di tutto questo senza scrivere noiosi trattati di sociologia. Questo vuol dire tradurre ogni idea astratta in un evento quotidiano, concreto e descrivibile tramite i sensi.

Tratterò i temi dell'alienazione tecnologica, dell'amore fuori dalle righe, della ribellione. Il tema principale è il bisogno di contatto.

Stay tuned.

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